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Questo sito nasce il 4 novembre 2008 , grazie al contributo di alcuni giovani impegnati in politica , nel sociale e nell'informare gli Italiani su ciò che i media tengono nascosto o distorcono a favore del regime di stampo Pduista(P2) , mafioso , corrotto , similfascista che si sta instaurando in Italia.

Siamo cresciuti fra esperienze come il primo ed il secondo Bulk , in Pergola(quando ancora si andava in rampa però) , fra Metropolix e Breda okkupata , eravamo ogni Venerdì sera da S.Q.T.T. a sentire la Betty o Lou-Chano , abbiamo passato i Preokkupati (PRK251) , siamo amici dei Transiti , dell'Autonomia , dell'Autogoverno dei Popoli , etc...

Questo quotidiano/portaleweb d'informazione è no-profit è hostato in Germania e ha il suo dominio su un'isoletta magnifica in mezzo al pacifico(Tokelao).                                                                                                                                                                                                    Questo quotidiano/portale è libero di informare e di dire le cose come stanno in ITALIA e nel MONDO!                                                                            

Su questo quotidiano potrete trovare i vostri articoli di fianco a quelli di nomi prestigiosi ed importanti del giornalismo Italiano e non , troverete una sezione dedicata alla stampa estera e a cio' che dicono di noi.                                     

Per la sicurezza dei nostri redattori molti di loro si firmano con dei Nick e la redazione si impegna a coprire e proteggere le sue fonti come qualsiasi quotidiano tedesco o di tokelao farebbe! 

Grazie a tutti per la scelta di informarsi ed informare tramite questo spazio web gratuito ed aperto a tutte le persone di qualsiasi razza , età , estrazione sociale o religione.La redazione si impegna a valutare e scegliere i lavori da inserire nel sito per evitare , insulti , diffamazioni , calunnie o quant'altro nn sia verità.               

Saremo sempre pronti ad appoggiare qualsiasi causa noi riterremo giusta perchè basata su verità certe , provate ed approvate , dando sempre spazio a risposte e correzioni qualora ce ne fossero ed arrivassero.

 Ora viviamo un po' dispersi fra Milano , Torino e Berlino ma è a Milano che abbiamo deciso di agire per ovvie necessità , riprendiamoci il futuro riprendiamoci uno spazio degno di essere chiamato e definito centro sociale!!!!!!!!!!!!!....Unisciti a NOI, grazie all'aggregazione creata da Biblioteca Resistente alcune persone si sono conosciute ed incontrate o reincontrate ed hanno dato vita al Kollettivo Nuova Resistenza!!!!!

Questo Kollettivo nasce quasi percaso, ora dopo mesi di preparazione e di piccole azioni e presenze nei cortei siamo pronti a riprenderci un posto e difenderlo sino all'ultimo respiro un posto che faccia da casa per chi ne abbia bisogno, un posto che crei momenti di socialità, politica, cultura, arte, che dia spazio a tutte quelle realtà e gruppi che vivono in Brianza e necessitano di uno spazio o di una casa contattateci anche via mail all'indirizzo info@nuovaresistenza.tk

La REdazione di questo Quotidiano/Portale è aperta a tutti , kome il kollettivo e il MyMiNdPrOjEcT , abbiamo sempre bisogno di menti libere e braccia forti , inoltre i capi redattori(per quest'anno REpsac & REika) vengono eletti ogni anno fra tutti i REdattori del Quotidiano/Portale Biblioteca Resistente , cosa aspetti? Mandateci i vostri articoli , i vostri lavori , i vostri video , pezzi musicali , foto , documentari , link , insulti , idee , consigli , etc...

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P.S.

Abbiamo creato questo canale e spazio web soprattutto per avere la possibilità di dimostrare quanto siano antiquate e retrò le televisioni e le radio Italiane !

Ecco A voi la nascita di un nuovo media a 360°!

Free Webcam Chat at Ustream


 

Mettersi in gioko è una definizione di ciò che tutti i giorni noi ci impegnamo a fare : schierarci , approfondire , capire , riconoscere , studiare , agire , descrivere , fotografare , ricercare , organizzare , etc...

Questo sito nasce inizialmente solo come quotidiano ma si sviluppa poi come portale web di un intero , piccolissimo per ora , movimento di giovani e non-giovani che vogliono riappropiarsi del proprio futuro , della propria dignità di esseri umani , stufi di essere definiti bamboccioni o via dicendo , vogliamo dimostrare quanto siamo in grado di cambiare , sconvolgere e mutare di questo mondo!

Ci Basta anche solo crescere , coinvolgendo sempre nuove persone per renderle informate e conscie del fatto che tutti facciamo poltica , da quando ci alziamo a quando andiamo a dormire .IL momento del voto oramai lo si ha tutti i giorni ogni volta che si compra qualcosa o che si opera una scelta...

...Qualcuno bussa alla porta. Tu apri e tutto cambia. Il licenziamento è arrivato anche per te. Non fai più parte degli Schiavi Moderni tenuti in vita da uno stipendio miserabile. E neppure dei candidati alle Morti Bianche che però hanno un lavoro. Ora sei un Morto di Fame. Hai diritto alla social card. Uno dei due, forse tre, nuovi milioni di disoccupati nel 2009 dopo?


Il momento del distacco, dell'uscita dalla fabbrica o dall'azienda è uno stato di trance. Il cervello galleggia, tutto è in discussione. Chi l'ha vissuto o lo vive sa che è come un piccolo infarto. Ti senti perso nel nulla e non sai cosa fare. Il giorno prima i cancelli della fabbrica erano aperti e parlavi con i tuoi compagni di politica o di calcio. L'azienda poi chiude, senza un perchè, senza avvisare nessuno. Ti trovi alle 6 del mattino di fronte ai cancelli con i tuoi colleghi e con i celerini. Poca conversazione, molte manganellate.
Se sei precario non hai protezioni. Se sei dipendente hai la cassa integrazione per qualche mese. Sei fuori dal sistema e questo lo capisci solo adesso. La disoccupazione è contagiosa. Se chiude una società, spesso chiudono anche i suoi fornitori. Se i disoccupati in un una zona aumentano, in quella zona chiudono negozi e supermercati. Il disoccupato è un virus che abita solo in un Paese governato dall'uomo più ricco, dai parlamentari più numerosi e più pagati, dalle pensioni a senatori e deputati dopo due anni e mezzo. In città è circondato da Suv, da evasori fiscali che frodano 250 miliardi di euro all'anno allo Stato, da dipendenti della criminalità organizzata, la prima azienda del Paese per fatturato. Lui , il disoccupato , non è un politico, un evasore, un criminale, per questo a loro sembra sia vissuto in un mondo a parte in cui la parola onestà , lavoro , dignita aveva un'altro significato.E' L'Ora di dire BASTA!!!!!!!

Gli italiani non sono ancora sufficientemente informati di quello che sta per capitare all’economia di questo paese nei prossimi tempi. I prossimi tempi per molte famiglie sono già i tempi attuali: questi giorni, queste ore. Pochi italiani sanno, solo per fare un esempio, che la mitica IRIS Ceramica di Sassuolo ha chiuso i battenti lasciando sul lastrico, per ora, 780 dipendenti e le proprie famiglie. Qualcuno dei nostri lettori sapeva forse di questo fatto sconcertante e doloroso? Se non hanno letto i quotidiani locali, difficilmente si può pensare che a Roma o a Palermo, a Milano o a Chieti si sappia che il leader mondiale nella produzione delle piastrelle ha dichiarato lo stato di liquidazione. Sapevamo da tempo quello che sarebbe successo all’Iris e siamo davvero stupiti che solo oggi i sindacati si dicano sorpresi dal “fulmine a ciel sereno”, dal “terremoto”che ha colpito la serenità dei lavoratori e dei cittadini. Nei prossimi giorni l’effetto emulativo dell’Iris sarà evidente. Sono tante le aziende che hanno i magazzini pieni poiché negli ultimi tempi hanno solo fatto magazzino. L’edilizia è ferma da tempo, le piastrelle non vengono assorbite neppure da chi non riesce più a ristrutturare il proprio bagno. Notizie gravissime vengono relegate nelle pagine locali, così chi vive a Trento sa dei licenziamenti trentini, ma non di quelli lucani, apprendibili solo da chi legge i quotidiani della Basilicata e così via dicendo. Sempre per rimanere sulla locomotiva Emilia, sapevate che centoventi lavoratori della Maserati sono stati licenziati nei giorni scorsi? Qualcuno azzarda l’ipotesi che saranno milioni i lavoratori licenziati in Italia entro l’anno appena iniziato. Certo, se questo è l’incipit, non c’è da stare tranquilli. L’effetto a catena che si produce durante la recessione è facile da intuire: famiglie senza stipendio smettono di comprare e producono guai ai negozi sotto casa, alle concessionarie auto, al mercato edile e a quello turistico e via dicendo, mercati costretti a propria volta a espellere lavoratori in esubero che a loro volta smetteranno di consumare.

NO CONSUMO : NO PRODUZIONE : NO LAVORO

La colpa di quello che sta succedendo non è tutta di tutti i commercianti, c'entra ovviamente la crisi mondiale. Ma è soprattutto - sarebbe ipocrita nasconderlo - dei commercianti , degli esercenti , degli evasori fiscali , delle mafie , dei politici corrotti , dei sindacalisti venduti ,  dei media comprati e votati al silenzio , le banche , di questo o quel mestiere autonomo, che hanno approfittato dell’euro , della fiducia accordatagli , per raddoppiare e triplicare i prezzi e le tariffe, pur di fronte a salari fermi. Sono questi signori ad aver rotto la pace sociale firmata a seguito dell’abolizione della scala mobile, quando i lavoratori si impegnarono a non chiedere aumenti salariali a patto che i prezzi rimanessero entro aumenti esigui (2 per cento l’anno: inflazione programmata). Se non ci fosse stato l’euro, quanti fruttivendoli avrebbero avuto il coraggio di esporre le loro arance a 7.000 lire al kilogrammo? Sarebbero stati pochi, sconsiderati e sarebbero stati isolati. Eppure, le arance a 3,5 euro al kilo sembrano, per questi signori, quasi regalate. E il pane? Quanti fornai o supermercati avrebbero esposto il pane al prezzo di 8 o 10mila lire il kilo? Eppure il pane costa anche 6 euro il kilo e nessuno si vergogna. Nè servirebbe prendersela con l'euro: se un conducente travolge un passante sulle strisce pedonali sarebbe assurdo prendersela con l'automobile. Quanto può durare in queste condizioni la pace sociale? Semplice - lo abbiamo già denunciato nel 2006:  fino a quando dureranno i risparmi delle famiglie che in questi anni invece di protestare hanno dato fondo alle riserve e si sono pure indebitate per arrivare alla fine del mese, assopendosi nel frattempo al ritmo di centovetrine-postialsole-uominiedonne, di calcio in chiaro e calcio in scuro e di altri narcotici sociali ben studiati. I soldi ora sembrano finalmente finiti, almeno per i più. In negozio ci entrano in pochi. Molti chiuderanno, hanno già chiuso molti bar. Questi signori ora piangono miseria e se la prendono con la gente che non compra. Che se la comprino loro la loro merce, sempre che gli siano rimasti dei soldi dopo che hanno investito rovinosamente in borsa quanto sottratto alle altre classi sociali. Se invece hanno comprato appartamenti, li vendano pure, anzi li svendano se vogliono salvare il proprio negozio o la propria azienda e ci risparmino la pena di sentirli piangere in televisione mentre chiedono aiuti allo Stato. Lo Stato non ha più soldi, non li ha neppure per pagare le pensioni, tra qualche anno, vista l’ingente mole di quattrini che dovrà sborsare (al netto degli 80 miliardi di euro!!! annuali per interessi da debito pubblico) a causa dell’impennata di costi da sostenere per garantire le moltitudini di casse integrazioni e gli altri ammortizzatori sociali che si annuncia di estendere a Cococò e schiavi vari, e con essi l’ordine pubblico. Ma non è del tutto sicuro che nei prossimi mesi si sarà in grado di garantire l’ordine pubblico, la gente che perde il lavoro ha spesso dei bambini da sfamare… 

Il Capitalismo ha fallito troviamo le soluzioni .... Aderisci Al Kollettivo Nuova Resistenza Riprendiamoci il futuro riprendiamoci uno spazio!

Il Kollettivo Nuova Resistenza e il MyMiNdPrOjEcT sono la continuazione di questa esperienza e queste due entità hanno bisogno di voi , veniteci a conoscere unitevi a noi..... 

I giornali incassano un miliardo di euro all’anno dallo Stato. Si tagliano i fondi alle Università e li si regalano ai Mieli, ai Mauro, ai Ferrara, ai Polito, ai Feltri. La lista è lunghissima, ma quanti sono i mantenuti foraggiati dalle nostre tasse! La libertà di esprimere l’opinione dei loro editori è possibile grazie ai contributi dell’operaio , del precario , del povero dipendente o sottoposto o della pensionata.

I cittadini non lo sanno, ma una parte di Giuliano Ferrara è di loro proprietà. In altri tempi, per i finanziamenti, si poteva invocare la libertà di stampa, ora si può solo celebrare la libertà di disinformazione nostre spese. Solo da noi i servi anticipano il pensiero del padrone.

Perché le aziende possono fallire invece Il Riformista o Libero devono ricevere dei sussidi di Stato?

La stampa sta morendo.

Il costo della carta, delle redazioni, la diminuzione degli incassi pubblicitari e la possibilità di navigare on line sposta ogni giorno un granello di informazione dai giornali alla Rete. E’ una clessidra che non si può fermare. Il primo quotidiano nazionale americano a chiudere i battenti e a trasferirsi sulla Rete è, notizia di questi giorni, il “Christian Science Monitor” di Boston. Ha più di cento anni di storia e sette premi Pulitzer in organico. Non è l’ultimo arrivato, ma è il primo a migrare. Gli altri seguiranno. Il New York Times e il Wall Street Journal entro un paio d’anni. Nel frattempo Obama vince le elezioni grazie alla Rete, ai fondi raccolti on line direttamente dagli elettori, Un miliardo di dollari con 100 dollari medi di donazione a persona. Risponderà agli americani, non alle lobby delle armi e del petrolio che hanno finanziato Bush. Non alla Fiat, a Mediaset o a Benetton.
On line le regole cambiano.
The Huffington Post è il blog politico più influente d’America. Molto più della maggior parte dei quotidiani e dei canali televisivi. Ha solo 42 giornalisti in organico e vive di accessi spontanei. Più persone lo leggono, più incassa attraverso la pubblicità. Se pubblica il falso, chiunque può smentirlo in Rete.
La versione on line dei quotidiani italiani è sempre la stessa. Tra corriere.it, repubblica.it o la stampa.it qual è la differenza? La testata? Sembrano tante marche di detersivi. Diversi ingredienti, gli stessi padroni.

Svegliamoci!!!!! 

L'Internet nel rapporto millenario fra informazione e potere

 

 


L'Internet è la terza grande rivoluzione nella storia della comunicazione.

La prima fu quella di Gutemberg, che con la stampa toglieva il privilegio della conoscenza ai pochissimi possessori di libri copiati a mano, e la metteva a disposizione di una elite, sempre ristretta, ma centinaia di volte più ampia della precedente.

Da un punto di vista algebrico, introduceva il principio della replicabilità della fonte, con ciascuna unità fruibile da un singolo utente alla volta.

STAMPA: Una fonte, una destinazione (1 x 1 = 1).

La seconda rivoluzione fu quella della radio-televisione, che introduceva suoni ed immagini, superava grazie all'etere i limiti fisici della propagazione manuale, e introduceva soprattutto il concetto della contemporaneità (la "diretta").

Da un punto di vista algebrico si superava così la fruizione unitaria, con ogni singola fonte in grado di raggiungere infiniti utenti nello stesso momento.

RADIO-TV: Una fonte, infinite destinazioni (1 x 1000 = 1000).

La terza rivoluzione, Internet appunto, non apporta alcun cambiamento radicale da un punto di vista tecnologico (testo, suono e immagine rimangono bene o male alla base del linguaggio), ma introduce il concetto - profondamente rivoluzionante - di reciprocità. Ora fonte e utente sono sullo stesso livello, e possono interagire.

Da un punto di vista algebrico, ciò rende le infinite utenze altrettante fonti potenziali.

INTERNET: Infinite fonti, infinite destinazioni (1000 x 1000 = 1.000.000).

 


In un grafico molto approssimativo, che ponesse intorno all'anno zero (inizio Impero Romano) le origini della civiltà occidentale, le distanze fra le tre rivoluzioni risultano in una accelerazione algebrica molto simile a quella del rapporto informazione/utenza. Ovvero, i tempi si riducono secondo la stessa curva con cui si allarga la base "informata":



A giudicare da questa progressione, entro una decina d'anni al massimo...


LE 3 RIVOLUZIONI: UN FATTORE COMUNE, UNA PROFONDA DIFFERNZA

Nell'ambito dell'assioma "informazione = potere", ciascuna delle tre rivoluzioni, allargando la base "informata", ha ridotto di altrettanto la "disinvoltura" con cui l'elite poteva permettersi di abusare a piacimento del potere. Se nel basso medioevo il principe poteva mettere a morte il servo senza doverne rispondere a nessuno, durante l'illuminismo questo già comportava per lui una qualche complicazione in più. Ed ai giorni nostri, per l'equivalente di quell'omicidio, bisogna o rifugiarsi nella pena di morte (con la complicità del giudice, caso frequente negli USA), oppure contare sull'impunità che comunque ti offre il sistema democratico, se ne sei un esponente di vertice. Ma bene o male, Andreotti i tre gradi di magistratura se li è fatti tutti, e ne è uscito "Prescritto" . (Nota bene: non "innocente").

Ma Internet ha un'altra caratteristica, la cui portata storica è forse ancora maggiore delle precedenti: rispetto ai due passaggi precedenti, Internet rappresenta anche  il primo momento in assoluto nella storia in cui l'informazione sfugge ad un qualunque controllo dell'elite al potere.

E' ciò non è affatto marginale, visto appunto l'assioma di partenza.

***

Ci vorrà del tempo prima che la gente si abitui alla (o anche si accorga della) portata storica di questo aspetto. Ed altrettanto ce ne vorrà perchè l'elite si renda conto fino in fondo della serpe che si è covata in seno (l'Internet, sublime paradosso, è stato inventato dai militari USA, come "arma segreta"), ma il processo ormai è avviato, ed è chiaramente irreversibile.

Non solo infatti le implicazioni commerciali rendono oggi l'Internet indispensabile alla struttura economica dell'Occidente, ma a questo punto sarebbe teoricamente impossibile sopprimerlo per il semplice fatto che un qualunque tentativo in quel senso verrebbe immediatamente denunciato al mondo tramite Internet stesso. Ovvero, l'arma che ferisce è anche il proprio sisteme di difesa migliore.

E senza consenso popolare - ci insegna la storia - non ha mai governato nessuno per più di venti minuti. Una volta che il re è nudo, lo è tanto oggi quanto lo era ieri.

(Questo non vuol dire che non vi saranno, come già vi sono, continui tentativi di restrizione di ogni tipo. Ma possono solo prendere di mira il singolo, non il sistema in sè, e per ogni sito eventrualmente chiuso con qualche sotterfugio se ne riapriranno subito tre nel giro di un quarto d'ora).


GLI ASPETTI NEGATIVI, E IL "FATTORE UMANO"

Come in tutte le rivoluzioni, in cui l'eccesso diventa regola, anche Internet porta con sè il suo bagaglio di aspetti negativi. Il fatto ad esempio che chiunque possa immettere in rete ciò che crede, rende la piazza un infido "souk" dove distinguere il prodotto sano da quello bacato è tutt'altro che facile.

C'è inoltre il problema che potremmo definire "incesto dell'informazione". Ovvero, una volta che una qualunque informazione è messa in circolo, può venire teoricamente ripresa e riciclata all'infinito, creando da una parte una distorsione della stessa, dall'altra la falsa sensazione di una "abbondanza" che può essere facilmente scambiata per conferma della sua veridicità.

Per i due problemi, fortunatamente, c'è un'identica soluzione: la consuetudine all'uso del mezzo. Che si sia navigatori con salvagente o surfer da onda oceanica, arriva per tutti il momento in cui, istintivamente, ti viene il sospetto di essere finiti in un sito "ciucco". E siccome a quel punto si è di solito anche abbastanza familiari col mezzo da poter condurre un'efficace ricerca in tempi brevi, la verifica di quel sospetto è anche solitamente a portata di mano. (Il "capitano" un pò esperto sa bene come rivolgersi al motore di ricerca, per verificare se si tratti di un ripetuto effetto copia-e-incolla, o se invece svariate fonti riportino in effetti l'argomento da punti di vista indipendenti).

Un'ultimo aspetto negativo, per molte persone, è la cosiddetta "mancanza del fattore umano" nei rapporti che si creano in rete: mi sembra di parlare con uno schermo luminoso, non posso chiacchierare con uno se non lo vedo in faccia, che senso ha dire ciao se non puoi stringergli la mano?

Innegabile, ovviamente: per il club delle bocce la nostalgia l'abbiamo tutti. Vorremmo però suggerire un rovescio della medaglia, che potrebbe almeno in parte consolare i più sensibili a questo problema: proprio perchè in rete non ci si "incontra" per prossimità fisica, il criterio aggregativo diventa il qualunque oggetto specifico che sia di comune interesse: la passione per la vela, l'odio per gli eschimesi, l'interesse per la ricerca bioatomica. Ecco quindi che, una volta trovato il proprio "bar" sotto casa, ci si sente sì più estranei in un senso (anche se dura poco), ma decisamente più "a casa" nell'altro. In secondo luogo - e qui sta forse la grande lezione umana di Internet - non conta più se quello che hai davanti (si fa per dire) è alto o basso, bello o brutto, ricco o povero. Conta ciò in cui crede, ciò che pensa, ciò che sogna. Ovvero quello che ciascuno di noi è, nel senso più profondo della sua essenza individuale.

Internet è, in ultima analisi, il luogo di incontro per tutte le menti dell'umanità. 

 Essere o apparire…

Il fatto di nascere, crescere, maturare ed, inevitabilmente, declinare e scomparire, non sempre ci concede il regalo e la gioia di avere potuto essere, esistere ed agire come avremmo avuto la capacità o come avremmo voluto.La nostra esperienza terrena, infatti, è un continuo e costante tirocinio… E’ un duro apprendistato che è generalmente condizionato – per una certa frazione – dall’habitat naturale nel quale viviamo o da cui siamo scaturiti e, per il resto, influenzato, provocato e/o determinato da noi stessi.

Contrariamente all’opinione più diffusa, però, siamo noi stessi, in ultima analisi – e non il retroterra politico, economico, sociale e culturale di cui facciamo parte o siamo parte integrante – che circoscriviamo e fissiamo l’ampiezza, l’intensità e l’incisività del nostro essere, del nostro esistere e del nostro agire. E questo, qualunque sia o possa essere la scala gerarchica delle nostre effettive qualità intellettive, delle nostre evidenti e spontanee sensibilità spirituali, delle nostre concrete e sostanziali capacità materiali.

Le responsabilità che spesso addossiamo o attribuiamo all’habitat naturale, a mio giudizio, sono soltanto dei comodi alibi, dietro ai quali, abbiamo quasi sempre tendenza a mimetizzare, dissimulare o tacere le nostre più indicibili abdicazioni, diserzioni e pusillanimità nei confronti della nostra stessa esistenza.

Il retroterra politico, economico, sociale e culturale, incomincia semmai a giocare un ruolo determinante o predominante nei confronti del nostro essere, del nostro esistere e del nostro agire, soltanto nel momento in cui, noi stessi, accettiamo – direttamente o indirettamente, volontariamente o involontariamente, consapevolmente o inconsapevolmente – di mettere “tra parentesi” il significato ed il senso della nostra unicità, della nostra originalità e della nostra irripetibilità, affidando supinamente alla societas o a terze persone, il diritto/dovere di decidere e di disporre – indipendentemente da noi – del nostro essere, del nostro esistere e del nostro agire. Questo, ancora una volta, a prescindere dal fatto che, in natura, esistono (e nessuno lo può negare!) degli uomini che sono chiaramente e manifestamente leader e degli uomini che sono (o preferiscono essere) nascostamente o palesemente gregari.Il vero problema, dunque, che – nel corso di ogni esistenza - si pone a qualsiasi  essere umano, non è quello di essere leader (o essere capace di esserlo, o possedere le qualità per diventarlo), né tanto meno quello di essere (o di scegliere di essere, o constare di non potere essere altro che) gregario. E’ semplicemente quello di scegliere e di decidere se si vuole essere ciò che si è, oppure se si preferisce apparire per ciò che non si è.

In sé per sé, infatti, essere leader o gregario nel contesto di una qualunque società umana, non è affatto una qualità, né un difetto. E’ semplicemente una funzione: quella che “madre natura” ha voluto assegnarci, sulla base dell’arcana ed indecifrabile combinazione di “doti” e/o di “tare” che ci ha voluto personalmente riservare.

Diciamo, per riassumere, che è un dato di fatto.

Insomma, siamo quello che siamo. E nulla e nessuno – fino a prova del contrario – potrà mai mutarci o trasformarci in ciò che non siamo, né potremo mai essere.

Possiamo, però, se lo desideriamo o lo vogliamo, affinare, migliorare o perfezionare la nostra natura, a partire da due semplici atti di volontà:

-          tentare di conoscere sé stessi (ciò che i Greci definivano gnôti sauton ed i Latini, nosce te ipsum);

-          cercare di elevare il proprio livello fisico, psichico, spirituale e morale, a partire dalla propria specifica natura (ciò che i Greci riassumevano nel termine paidéia o “educazione/formazione globale dell’uomo”, ed i Latini condensavano nel significato e nel senso del verbo educo, is, eduxi, eductum, educere che vuole dire, “trarre fuori, estrarre, far uscire, far sbocciare” le qualità che ognuno possiede, per meglio poterle perfezionare o valorizzare).

Naturalmente, se non vogliamo o non riteniamo utile o opportuno cercare di affinarci, migliorarci o perfezionarci, possiamo:

-          tentare di conservare le nostre “doti”/”tare” iniziali, contemplando – impotenti e frustrati (o insensatamente appagati…) – il loro inevitabile degrado o deliquescenza, nel corso degli anni;

-          peggiorare le nostre “doti”/”tare” iniziali, ignorando volutamente o spensieratamente noi stessi, trascurandoci volutamente o lasciandoci apaticamente o flebilmente andare: vivendo, cioè, alla giornata; cedendo ai nostri istinti o impulsi animali più triviali; oppure, rassegnandoci passivamente a giocare il ruolo di semplici oggetti della volontà altrui.

In altre parole, siamo quello che siamo, ma possiamo senz’altro diventare ciò che desideriamo o vorremmo essere, se ci limitiamo esclusivamente a conoscerci in profondità e ad investire, nelle possibilità che la natura ci ha assegnato o concesso, il massimo degli sforzi che le nostre doti, capacità e/o abilità naturali ci permettono di spendere o di far valere.

E’ il concetto greco di agón, agônos (derivato di ágein, “condurre”: Erodoto – Storia delle lotte fra Greci e Persiani 2, 91;  5, 102; Platone – Le Leggi 658a; Tucidide – Storia della guerra del Peloponneso 3, 104; Aristofane d’Atene – Plutus 1163;  Aristotele – Retorica 1, 2, 13; Plutarco – Demetrius 22) che nulla ha a che fare o a che vedere con l’odierna ed incoerente nozione di “competizione”. Lo stesso dicasi, dei significati greci di agonismós (lotta, combattimento) e di agonistés (chi lotta fisicamente o con l’intelletto) quando tentiamo di paragonarli con quelli post-classici di “agonismo” e di “concorrente”.

 Gli antichi Greci, infatti – che erano assolutamente coscienti che ogni uomo è unico, originale ed irripetibile (e, di conseguenza, complementare… – da cui la nozione aristotelica di zoon politikon o “animale politico”: quell’animale, cioè, che si affina, si migliora, si perfeziona – dunque, si civilizza – vivendo in armonia e collaborazione con gli altri, nel contesto della Polis o Città/Nazione/Stato), non tentavano mai di misurare sé stessi con i loro simili, per cercare vanamente di affermare un contraddittorio e paradossale “primato universale” delle capacità umane o un’innaturale e chimerico “parametro” di apprezzamento o di valutazione generale degli esseri viventi (un “primato” o un “parametro” fondato, per giunta, come avviene da circa 1700 anni, sull’obbligatoria ed inevitabile sconfitta e consequenziale umiliazione fisica, psichica o morale dell’altro!). Al contrario, prendendo a pretesto la competizione con i loro simili, incrociavano reciprocamente le armi delle loro rispettive qualità, predisposizioni e destrezze intellettuali, fisiche o morali, soprattutto per misurare il limite contingente delle loro individuali e specifiche qualità o capacità. E questo, sia per tentare di migliorare le loro potenzialità naturali che per avere una qualunque chance di potere eventualmente cercare di riuscire a superare o sorpassare i propri limiti.

 Affinare, migliorare, perfezionare ed, eventualmente, oltrepassare le proprie qualità o capacità – nel contesto della propria natura – è senz’altro possibile, ma – per potere realmente riuscire a farlo – è prioritariamente indispensabile focalizzare e comprendere ciò che, in realtà, significa essere e che cosa vuole dire, al contrario, apparire.  

Dal tardo latino essere (per il classico esse – a sua volta, derivato dalla radice indoeuropea es–), il nostro omonimo verbo intransitivo (essere) – nel senso che ci interessa nel contesto di questa disanima – significa soprattutto possedere una precisa identità o natura. Un’identità ed una natura che sono chiaramente ed inequivocabilmente precisate e confermate, sia dalla derivazione essentia (dal latino esse) - che, a sua volta, significa essenza; sia dal participio presente del verbo esse (cioè, ens) che, in filosofia, traduce il greco ôn (essenza), così come il vocabolo latino essentia individua, decifra e traspone glottologicamente il termine greco ousía (sostanza).

 Il verbo apparire, invece (dal latino: ad + parere) – che i “moderni” (probabilmente, in obliato ossequio al latino maccheronico o cristiano del IVº secolo che con il vocabolo, apparitio tendeva direttamente e non ingenuamente a riferirsi all’ “apparizione” di Yehoshuà o Yéshuà” – il nostro Ièsus o Gesù/Cristo, per intenderci – ed al conseguente ed obbligatorio ossequio che, teologicamente e praticamente, gli si doveva…) preferiscono relegare e confinare nella ristretta cerchia di alcune sue tarde e marginali accezioni, come apparire, mostrarsi; oppure, presentarsi allo sguardo, mostrarsi alla vista, ecc. – ha in origine, un significato ed un senso ben diversi da quelli che abbiamo l’abitudine di attribuirgli: quelli, in particolare, di obbedire, sottomettersi (Cicerone, Tusculanae disputationes  5, 36; De officiis 1, 84; 2, 40; De re publica libri VI  2, 61; Seneca, De beneficis  3, 20, 2; C. Velleius Paterculus, Historia Romana 2, 23, 6; Aulo Gellio, Nocte Atticae  2, 7, 12; Tito Livio, Ab urbe condita libri XLV  9, 32, 5; Tacito, Annales  1, 21; ecc.); oppure, cedere a (Cicerone, Orator ad M. Brutum 202; In P. Vatinium testem interrogatio 2; Epistulae ad Atticum 2, 21, 4; ecc.); o ancora, essere sottomessi a, sotto la dipendenza di  (Cesare, De bello civili  3, 81, 2).

E’ ciò che avviene, purtroppo, ai nostri giorni, quando i nostri contemporanei, e soprattutto le giovani generazioni (nella loro quasi totalità, tutte vittime ignare e/o inconsapevoli della colonizzazione culturale che – volens, nolens – da più di 1700 anni, ha intellettualmente e moralmente sottomesso le nostre società ai dogmi artificiosi ed innaturali della visione biblica dell’uomo, della società e del mondo, nonché a quelli successivi e laicizzati delle sue diverse e variegate derivazioni o ramificazioni ideologiche), credendo di “essere alla moda” e/o di incarnare o di rappresentare il coincidente o corrispondente “modello di uomo dell’avvenire” che – in forza all’ultima modanatura della medesima colonizzazione (l’attuale religione globalista) – impazza e fa furore ai quattro angoli del nostro pianeta, preferiscono individualmente o collettivamente “fare come gli altri”… Preferiscono, cioè, “mettere tra parentesi” il significato ed il senso della loro vita e delle loro imprescindibili essenzialità, per tentare stoltamente di identificarsi o di rassomigliare a delle immagini statiche e stereotipiche di ciò che essi stessi pensano di prediligere o ritengono vada loro perfettamente a genio.

Il tutto, naturalmente, senza accorgersi che quelle “immagini” o quei “modelli di vita”, altro non sono, in realtà, che il risultato finale di un’intensa e mirata propaganda, corredata da specifici ed inesorabili riflessi condizionati, che dopo essere stata abbondantemente assorbita dalla loro psiche ed involontariamente digerita e riciclata dal loro mentale, viene di nuovo sprigionata ed espressa dal loro ego, sotto forma di “spontanea” ed omogeneizzata “scelta personale”.

In altre parole: credendo di scegliere, i nostri contemporanei non scelgono affatto ciò che essi immaginano sia la loro scelta, ma scelgono semplicemente ciò che “altri”, indipendentemente da loro, hanno già deciso che dovevano  scegliere. E senza volerlo e senza saperlo (e probabilmente, senza nemmeno accorgersene o sospettarlo!) obbediscono ciecamente ed inconsapevole alla volontà di chi – per scopi strettamente commerciali o finanziari (ad esempio: la legge dei grandi numeri…); oppure, imperialistici… ; o ancora, di usuale e redditizia dominazione dei mercati – ha l’oggettivo e comprensibile interesse di distruggere e cancellare ogni genere di originalità o specificità umana, per meglio spacciare la sua camelote e riempire copiosamente il suo portamonete.

Ancora più grave, però, quando l’agevole e poco impegnativo “sembrare” o “apparire” (fosse pure quello di chi tenta, in buona fede, di ispirarsi ai Bolscevichi del 1917, agli Anarchici di Malatesta, ai Fascisti del 1919-1922, ai Repubblichini o ai Partigiani del 1943-1945!), è addirittura preso a modello dai cosiddetti “antagonisti” o “rivoluzionari della domenica” che preferiscono ugualmente sottomettersi ai criteri di omologazione del medesimo sistema che, a parole, vorrebbero combattere.

Pigrizia mentale? Mancanza di volontà? Insufficiente fiducia in sé stessi? Incapacità a focalizzare e circoscrivere le qualità ed i difetti che li determinano o li caratterizzano? Impossibilità a comportarsi altrimenti? Semplice scelta di vita?

Niente di tutto ciò: unicamente la convinzione (frutto del riflesso condizionato che è stato inculcato all’uomo della strada da 1700 anni di colonizzazione culturale) che “siamo tutti uguali” e che “tutti” debbono essere, esistere ed agire allo “stesso modo”…

Si capisce, quindi, il motivo per cui, i sistemi politici, economici, sociali, culturali e militari del nostro tempo (come la maggior parte di quelli che hanno già oppresso, angariato, vessato e taglieggiato i nostri Popoli-Nazione nel corso del nostro passato), si sforzino costantemente di suggerire all’uomo della strada di impegnarsi fermamente e pienamente a rincorrere irraggiungibili o irrealizzabili “ideali”, come quello – per l’appunto – di volere assolutamente essere o diventare ciò che non si è.

E’ il tragico ed invariabile destino dell’uomo anonimo ed indifferenziato di ogni tempo e di ogni luogo… L’uomo, insomma, che – per tentare di colmare le “lacune” della sua incompresa o incomprensibile unicità, originalità, irripetibilità (ed i “padroni del vapore”, di ogni tempo e di ogni luogo, fanno del tutto, per non fargliela comprendere…), non solo non fa nulla per cercare di affinare, migliorare o perfezionare sé stesso, ma credendo di prendere delle furbesche e risolutive “scorciatoie” – si riduce masochisticamente a desiderare o ad ambire la realizzazione di una “società di uguali”:  quel genere di società, cioè, dove i soliti e ben individuati “uguali” – come nel corso degli ultimi 17 secoli – possono tranquillamente continuare ad esercitare l’immorale ed illegittimo diritto di potere costantemente, impunemente e legalmente essere, ogni volta… molto più uguali degli altri! Saluti da REpsac , REika , Nihil , Gordian , Alto , Mikelina , Sabry , Lukabau , Andrea , Valenkaja , Valenaples , Stefano , Tony , Mauri , Stefi , Molestio33 , La Fede , Valdo , Ste O. , ItsukyWorld , ComoFreeTv , br23tv , etc...

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